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La ricerca del tartufo inizia dalla scelta dei luoghi dove mettersi in caccia.
Il tartufaio esperto, che già conosce la localizzazione delle tartufaie,
si muove velocemente e sa quando incitare il suo compagno di lavoro ad una
maggiore concentrazione. Quando invece, si battono nuove zone alla
ricerca di "pasture" mai sfruttate, bisogna procedere più lentamente,
senza trascurare nulla.
Localizzata una pianta che produce, non bisogna credere di
aver scoperto una zona ad alta resa. E' infatti possibile che le piante vicine non siano
produttive e che, per trovare altre piante "che danno" si debba fare molta strada.
Quando si trova un tartufo, il cane che raspa deve essere avvicinato in maniera ferma,
ma senza inibirlo. Se il cane ' addestrato a fare tutto il lavoro, cioè etrarre
il tartufo e portarlo (nell'arte del riporto i lagotti sono maestri), non resta che
controllare che l'animale raspi con perizia e non danneggi il tubero. Se invece
interviene l'uomo nell'estrazione, si avvicinerà al cane e lo allontanerà
garbatamente, sia mediante il comando che gli è stato insegnato sia con un
amichevole gesto della mano, accompagnato dall'offerta del bocconcino premio.
Con la "zappetta" si completerà l'estrazione del tartufo facendo
attenzione a non danneggiarlo. Si prenderà un altro bocconcino per il cane e
gli verrà offerto con la punta delle dita della mano che tiene il tartufo
così il cane gusterà sia il premio che il profumo del tartufo ed il
suo stimolo alla ricerca sarà rinvigorito.
Si riprenderà la
ricerca dopo aver chiuso il buco, facendo in modo che le radici della pianta siano
ricoperte perfettamente. Prima di cercare nuove "pasture", si dovrà
ispezionare bene la zona anche ad una certa distanza dalla pianta, questo perchè
spesso capita di trovare più di un tartufo "prodotto" dalla stessa
pianta.
I tartufai esperti tengono conto i minimi dettagli come ad esempio la
presenza della "mosca del tartufo", un insetto simile ad una piccola ape,
con le ali azzurre, che indica prevalentemente le tartufaie di melanosporum
(tartufo nero pregiato di Norcia e Spoleto), perchè manca vegetazione
superficiale che copre le screpolature del terreno.
Altri possibili "indici"
da notare sono le particolarità morfologiche del terreno: ad esempio, arginelli,
corsi d'acqua etc.
Purtroppo, ai nostri giorni la diminuzione delle tartufaie
naturali rende molto difficile la cerca ed i ritrovamenti sono sempre più scarsi.
Una buona tecnica per la scoperta di nuove tartufaie è quella di riuscire a
scovare le "vecchie forate" fatte da altri tartufai.Anche per tale ragione
è utile ricoprire la "forata" e mimetizzarla bene dopo aver estratto
il tartufo.
Per quanto riguarda il tartufo, il suo peso medio si aggira
tra i 20 ed i 60 grammi, ma se ne possono trovare di molto più pesanti,
anche in base alla specie.Il Magnatum di 2,5 KG, donato al presidente degli USA,
Truman, resta comunque un'eccezione.
L'estrazione del tartufo sarà più
o meno secondo la profondità in cui si trova e secondo la durezza del terreno.
Normalmente è collocato alla profonditàtra 10 ed i 30 centimetri;
a volte però può trovarsi ad un metro di profondità. I primaticci,
invece sono spesso appena sotto la superficie, per cui si devono estrarre
con molta attenzione, perchè, rompendosi, si rovinerebbero soprattutto
dal punto di vista della commercialibiltà.