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Allevamento Amatoriale di Giuseppe Del Pinto
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La storia

La storia del tartufo ha radici antichissime, basti pensare che già
tremila anni prima di Cristo, i Babilonesi fossero atratti da questo misterioso
dono della natura.
Alcuni storici fanno risalire la prima menzione del
tartufo come alimento ai tempi di Giacobbe, circa milleseicento anni prima di Cristo.
Sicuro è l'uso dei tartufi nella cucina dei Greci: gli ateniesi onoravano i
figli di Keripe solo perchè avesse inventato nuove ricette a base di tartufo.
L'origine del tartufo era attribuita al combinarsi delle pioggie autunnali con il tuono.
Ciò che rese il tartufo più desiderabile e moltiplicò le leggende
sue origini fu la sua particolarità di vivere sotto terra senza apparenti radici.
Il suo prezzo era già allora elevatissimo e la sua presenza sulla tavola era
indice di nobiltà e potenza di coloro che l'offrivano. Si era certi del suo
potere afrodisiaco ed era infatti stato dedicato dai pagani a Venere.
Anche
autori moderni sostengono la tesi del tartufo come afrodisiaco. Prunier de
Longchamps, per esempio, disse che il tartufo è un eccitante a causa
dei sali alcalini volatili che contiene.
Anche i Romani ne furono ghiotti
consumatori e probabilmente conobbero soltanto i tartufi della Libia.
Le prime ricette che parlano del tartufo risalgono ad Apicio, famoso cuoco
di Traiano, che, nel suo "De re culinaria", ne canta le lodi, ricordando
come Nerone l'avesse definito "cibo degli Dei".
La riscoperta
del tartufo si ebbe nell'Evo Moderno. Nel 1776, Bernardo Vigo scriveva in latino
il poema Tuber terrae in lode del tartufo. Il Mantegazza lo definì "
mistero poetico del mondo gastronomico".
Le tavole dei grandi raffinati del tempo, da Luigi XVIII a Napoleone I,
a Papa Gregorio IV, diedero grande spazio, al quale il naturalista
polacco Michel Jean Compte de Borch dedicò un libro,
pubblicato a Milano nel 1780 intitolato "Lettres sur les
truffes du Piemont" studio dedicato interamente al tartufo
bianco del Piemonte, descritto come il tartufo più profumato,
aromatico e pregiato.
Da lì iniziò la contesa sulle
differenti qualità di tartufo.
Nel 1857 il Revel dichiarò
che il tartufo era originato dalla puntura di una particolare mosca sulle
radici delle quercie. In quegli anni, ci furono molte teorie sulle origini
e sulla composizione del tartufo.
La data fondamentale nello studio
del tartufo è il 1831, anno della pubblicazione della "
Monographia tuberacearum" di Carlo Vittadini, nel quale descrive
la maggior parte delle specie di tartufo in maniera sistematica e
fondata su criteri scientifici, eliminando così la confusione
esistente sulle svariate teorie relative all'origine del tartufo.
A riconoscimento del suo lavoro, il nome scientifico di moltissimi
tartufi termina con il suo nome, come il Tuber melanosporum Vittadini (tartufo nero pregiato),
il tuber Borchii Vittadini ( tartufo bianchetto) e altri ancora.
Successivamente, nel 1962, Tulasne diede ulteriori notizie sul tartufo
scrivendo l'opera "Funghi Hypogaei". Fu importante la scoperta
relativa al micelio, sparso nel terreno dal quale si sviluppa il corpo
fruttifero del tartufo. Tulasne notò come il micelio avesse il suo
punto di attacco con il tartufo in una piccola depressione della superficie
esterna, dove convergono tutte le vene interne.
Nel 1892, lo Chatin, dà
una definizione botamica del tartufo, descritto come appartenente alla famiglia
delle Tuberacee, genere Tuber.
Nel nostro secolo lo studio del tartufo si
concentra molto sullo studio sulla germinazione delle spore, tema assai
controverso.

