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Il successo delle coltivazioni dipende da diversi fattori
tra cui la qualità delle piantine.
Il loro acquisto deve essere pertanto effettuato presso produttori
che possano offrire ottime garanzie di qualità mediante
certificazione sia delle piante sia della micorrizazione, ambedue
rilasciate preferibilmente da strutture pubbliche.
Prima della realizzazione dell’impianto è necessario procedere ad una bonifica dell’aria, eliminando le piante arboree ed arbustive presenti sul terreno per ridurre la concorrenza di altri funghi. L’operazione deve essere effettuata preferibilmente nei mesi primaverili. Ove possibile si preferisce eseguire un’aratura poco profonda in estate, con terreno in “tempera”, che consenta un buon rovesciamento della zolla per favorire l’interramento dello strato più superficiale del suolo.
La lunga esposizione al sole estivo favorisce la devitalizzazione delle spore e dei miceli dei funghi estranei. Seguirà un’erpicatura poco prima della messa a dimora delle piante. Le piante micorrizzate, tenendo distinte le diverse specie di tartufo, possono essere poste a dimora all’inizio od alla fine dell’inverno, asportando il contenitore con l’accortezza di non frantumare il pane di terra per non danneggiare gli apici radicali micorrizzati. La tecnica più opportuna consiste nel porre le piantine in buche da 30x30 cm con il fondo coperto da uno strato ghiaioso, riempiendo successivamente lo scavo con il terreno rimosso.
Il miglior compromesso tra la precocità e la longevità
della produzione è la piantagione per siepi. Gli spazi sono
di 2,5-3 metri sulla fila e 9-10 metri tra la file e cioè
450-500 piante per ettaro.
La piantagione a file tradizionali
deve rispettare almeno una distanza di 5 metri sulla fila e 5 metri
ancora tra le file. Ciò significa che la coltivazione
prevederà circa 400 piante per ettaro.