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Prima di procedere ad un impianto è indispensabile effettuare un’indagine
pedologica, climatica e topografica della stazione per stabilirne l’idoneità.
Sulla base delle informazioni acquisite viene effettuata la scelta del tartufo
idoneo in abbinamento alla pianta più adatta.
Questi tartufi presentano tutti un ampio areale di diffusione interessando
varie località dell’Italia settentrionale e centro meridionale
in particolari regioni come Umbria, Abruzzo e Marche, grazie
alla confluenza di fattori ottimali. Il tartufo nero, predilige terreni
estremamente poveri, di natura calcarea, provenienti da rocce antiche di origine
Mesozoica, perciò a reazione alcalina (pH 7,2-8,2), ricchi di scheletro,
discretamente dotati in argilla, permeabili, da poveri a mediamente forniti in humus,
azoto e potassio, nonché sufficientemente dotati in fosforo. Gli ambienti più
adatti sono tra 400 e 1000 metri, in pendenza per evitare ristagni idrici,
con esposizione sud, sud-est, sud-ovest nelle regioni centrali.
La particolare biologia del tartufo nero, in grado di svilupparsi in località
aride ed impervie, consente di destinare alla tartuficoltura i terreni marginali,
non adatti a coltivazioni tradizionali.
Questo tartufo presenta un areale più ristretto per le sue maggiori esigenze rispetto al tartufo nero; richiede terreni freschi, situati nei compluvi e nei fondi valle, possibilmente lungo torrenti e fiumi, di natura geologica marnoso-argillosa a reazione subalcalina (pH 7,2-8) di media fertilità. E’ importante che i suoli siano di recente formazione, posti fino a 800 metri, in stazione con oltre 900/1000 mm di pioggia, pianeggianti oppure con esposizione nord-est o nord-ovest. Tali caratteristiche, più presenti nell’Italia settentrionale, si possono trovare anche in alcune zone centrali. La coltivazione del tartufo bianco è ancora tutt’oggi molto rara, consigliata solo per fini sperimentali, fintanto che le ricerche in atto non consentiranno di conoscere sempre meglio le caratteristiche biologiche di questa specie.
Rispetto al bianco, tale tartufo, presenta minori esigenze stazionali, con conseguente diffusione sia in pianura che in montagna, fino ad oltre 1000 m. Preferisce terreni sciolti con reazione da subacida ad alcalina (pH 6,2-8,2) e si associa spesso alle conifere quali piante simbionti.